“Stavo guardando la televisione.”
“Ero al supermercato.”
“Stavo guidando.”
“Non era successo assolutamente nulla.”
Eppure, nel giro di pochi secondi, il cuore accelera, il respiro cambia, il petto si stringe e compare una sensazione intensa di paura.
Molte persone descrivono così il loro primo episodio d’ansia.
La domanda che segue è quasi sempre la stessa:
“Perché è successo proprio in quel momento?”
La risposta sorprende molti pazienti: nella maggior parte dei casi l’ansia non arriva davvero all’improvviso.
Il cervello è sempre qualche passo avanti
Il nostro cervello lavora continuamente.
Anche quando pensiamo di essere rilassati, sta monitorando l’ambiente, interpreta ciò che accade e valuta se esistono possibili pericoli.
È un sistema straordinario che ci permette di proteggerci.
Il problema nasce quando questo sistema diventa troppo sensibile.
In quel caso può iniziare a segnalare un pericolo anche quando, nella realtà, non esiste alcuna minaccia concreta.
Perché il corpo reagisce così?
Quando il cervello interpreta una situazione come pericolosa, attiva automaticamente il sistema di sopravvivenza.
Nel giro di pochi istanti possono comparire:
- battito accelerato;
- respiro corto;
- tensione muscolare;
- sudorazione;
- tremori;
- nodo allo stomaco;
- sensazione di testa leggera;
- bisogno di scappare.
Questi sintomi spaventano moltissimo.
Ma è importante sapere una cosa:
non sono pericolosi.
Sono semplicemente il modo in cui il corpo si prepara ad affrontare un possibile pericolo.
Perché succede proprio quando sto bene?
È una delle domande più frequenti.
Molti pazienti raccontano:
“Ero tranquillo.”
“Stavo facendo una passeggiata.”
“Era una giornata bellissima.”
In realtà il cervello non reagisce solo a ciò che succede in quel preciso istante. Può accumulare settimane o mesi di stress, tensione, responsabilità, cambiamenti o preoccupazioni.
Quando il livello di attivazione supera una certa soglia, basta uno stimolo minimo perché il sistema “esploda”. Per questo l’attacco sembra arrivare senza motivo.
Il motivo, spesso, c’è. Semplicemente non è immediatamente visibile.
Il circolo vizioso dell’ansia
Dopo il primo episodio molte persone iniziano a controllarsi continuamente.
“Sto respirando bene?”
“Il cuore batte troppo forte?”
“E se mi succedesse di nuovo?”
Questo controllo costante mantiene il cervello in stato di allerta.
Più controlliamo il nostro corpo, più notiamo ogni piccola sensazione. Più notiamo le sensazioni, più ci spaventiamo. E più ci spaventiamo, più l’ansia aumenta.
È così che si crea il classico circolo vizioso.
L’errore che fanno quasi tutti
L’istinto porta a evitare tutto ciò che ricorda l’ansia.
Si smette di guidare.
Si evitano i supermercati.
Si rinuncia ai viaggi.
Si esce sempre accompagnati.
Nel breve periodo questo sembra aiutare. Nel lungo periodo, però, il cervello interpreta l’evitamento come una conferma del pericolo.
Il messaggio che riceve è:
“Se eviti quella situazione, significa che era davvero pericolosa.”
E l’ansia diventa ancora più forte.
Si può guarire dall’ansia?
Assolutamente sì.
L’obiettivo della psicoterapia non è eliminare ogni forma di ansia. L’ansia è un’emozione normale e utile.
Ciò che cambia è il modo in cui impariamo a interpretarla e a rispondere ai suoi segnali. Quando comprendiamo come funziona questo meccanismo, il cervello smette progressivamente di considerare quei sintomi come una minaccia.
Ed è proprio in quel momento che il circolo vizioso inizia a interrompersi.
Quando chiedere aiuto
Se l’ansia condiziona la tua vita, ti porta a evitare situazioni, limita il lavoro, le relazioni o le attività quotidiane, non aspettare che passi da sola.
Intervenire precocemente permette, nella maggior parte dei casi, di ridurre significativamente i sintomi e di recuperare serenità in tempi molto più brevi.
L’ansia non è un segno di debolezza. È un sistema di protezione che, per diversi motivi, ha imparato ad attivarsi troppo facilmente. E, proprio come ha imparato a farlo, può imparare di nuovo a sentirsi al sicuro.