È una delle domande che ricevo più spesso in studio.
“È passato quasi un anno e continuo a pensarci.”
“So che quella relazione mi faceva stare male, ma non riesco a lasciarla andare.”
“Ho conosciuto altre persone, eppure il mio pensiero torna sempre lì.”
Se ti riconosci almeno in una di queste frasi, voglio dirti una cosa importante: non significa necessariamente che sei ancora innamorato o innamorata. Nella maggior parte dei casi, la spiegazione è molto più complessa.
Continuare a pensare a un ex non vuol dire voler tornare insieme. Molto spesso significa che quella relazione ha lasciato qualcosa dentro di noi che il cervello non ha ancora avuto la possibilità di elaborare completamente.
Il cervello non dimentica con un interruttore
Le relazioni importanti modificano il nostro modo di vivere. Creano abitudini, aspettative, progetti, ricordi condivisi e perfino un’immagine diversa di noi stessi. Quando una relazione finisce, non perdiamo soltanto una persona: perdiamo una parte della quotidianità, della sicurezza costruita nel tempo e del futuro che avevamo immaginato.
Per questo il cervello continua a tornare lì. Non perché voglia necessariamente rivivere quella storia, ma perché sta ancora cercando di darle un significato.
Più provi a non pensarci, più ci pensi
È un meccanismo che in psicologia conosciamo molto bene.
Quando ci imponiamo di eliminare un pensiero, spesso otteniamo l’effetto opposto.È il famoso paradosso del “non pensare all’orso bianco”: più ci diciamo di non pensarci, più quel pensiero torna. Lo stesso succede dopo una separazione.
Frasi come:
“Da domani basta.”
“Non devo più pensarci.”
“Devo cancellarlo dalla testa.”
sono comprensibili, ma raramente funzionano.
Il cervello interpreta quel ricordo come qualcosa di importante e continua a riportarlo alla coscienza.
Non stai pensando alla persona… ma a ciò che rappresentava
Molte persone credono di soffrire ancora per l’ex partner.
In realtà, spesso stanno soffrendo per ciò che quella relazione rappresentava:
-
- il sentirsi scelti;
-
- la sensazione di sicurezza;
-
- i progetti condivisi;
-
- la paura della solitudine;
-
- la perdita di una parte della propria identità.
Comprendere questa differenza è uno dei passaggi più importanti del percorso terapeutico.
Perché permette di spostare l’attenzione dalla persona al bisogno emotivo rimasto insoddisfatto.
E se la relazione era tossica?
Questo vale ancora di più quando la relazione è stata caratterizzata da manipolazione, dipendenza affettiva, violenza psicologica o dinamiche traumatiche.
Molti pazienti si colpevolizzano.
“Se continuo a pensarci, forse in fondo lo amo ancora.”
In realtà può accadere esattamente il contrario. Le relazioni traumatiche tendono a lasciare un’impronta molto intensa sul sistema emotivo.Il cervello continua a ripercorrerle nel tentativo di comprenderle, dare un senso a ciò che è successo e recuperare un equilibrio che è stato compromesso.
Non è un segno di debolezza. È il modo con cui la mente prova a guarire.
Cosa può aiutare davvero?
La tentazione è quella di combattere continuamente quei pensieri. Ma il lavoro terapeutico segue una strada diversa. Non consiste nel cancellare il ricordo, bensì nel modificare il significato che quella relazione continua ad avere nella tua vita.
Quando ciò accade, il pensiero perde gradualmente intensità.Non perché venga forzato ad andare via, ma perché non ha più bisogno di occupare così tanto spazio.
È un cambiamento che avviene poco alla volta, attraverso una migliore comprensione di sé, delle proprie emozioni e dei propri bisogni.
Quando chiedere aiuto
Se dopo mesi continui a sentirti bloccato o bloccata, se il pensiero dell’ex occupa gran parte delle tue giornate, influenza il sonno, le nuove relazioni o il tuo benessere emotivo, potrebbe essere il momento di chiedere un supporto professionale.
Non perché ci sia qualcosa che non va in te.
Ma perché alcune ferite hanno bisogno di essere comprese prima di poter essere davvero lasciate andare.
Ricorda: non sempre il problema è dimenticare una persona. A volte il vero percorso consiste nel ritrovare se stessi dopo quella relazione.